Introduzione<\/strong> sagittal brain<\/p><\/div>\n A chi \u00e8 destinato il testo<\/strong> Applicazioni della neurofisiologia intraoperatoria<\/strong>
La stesura di un manuale di applicazioni pratiche di metodologie strumentali destinate al controllo di procedure chirurgiche, rappresenta una sfida nella chiarezza espositiva, sulla sicurezza e sulla certezza delle informazioni che dovrebbero essere garantite all\u2019utente, al di l\u00e0 di un semplicistico riferimento di tipo aneddotico. Purtroppo l\u2019unica maniera per sviluppare il filo del discorso \u00e8 quello di affidarsi all\u2019esperienza personale, accumulata in anni di lavoro in un campo piuttosto specifico, ma che ultimamente si pone in maniera prepotente all\u2019attenzione della equipe chirurgica e anestesiologica. Tale attenzione \u00e8 motivata non solo da argomentazioni di carattere medico legale, ma soprattutto dall\u2019enorme possibilit\u00e0 di approfondimento di conoscenze che la metodologia neurofisiologica intraoperatoria permette di eseguire direttamente sull\u2019uomo.<\/p>\n
Il testo \u00e8 destinato alle professionalit\u00e0 che direttamente sono coinvolte in queste procedure e, in primo luogo, al neurofisiologo clinico che non pu\u00f2 prescindere dall\u2019analisi dei casi clinici presentati; in secondo luogo al tecnico di neurofisiopatologia che potr\u00e0 trovare ampia documentazione delle metodiche utilizzate, delle indicazioni e dei limiti delle stesse. Non da ultime le figure del chirurgo e dell\u2019anestesista che hanno la possibilit\u00e0 di confrontarsi con realt\u00e0 e punti vista differenti, in particolare sugli stessi casi clinici.
Utilizzo del testo<\/strong>
Il manuale pu\u00f2 essere utilizzato come testo di riferimento per la parte concettuale delle basi fisiopatologiche dei test strumentali e anche come atlante di riferimento per gli esempi e le problematiche cliniche che sono state analizzate. Lungi dall\u2019essere completo ed esauriente, il testo vuole essere uno stimolo ad approfondire tematiche in continua e vivace evoluzione culturale. I riferimenti bibliografici sono sempre indicati allo scopo di un ulteriore approfondimento delle problematiche presentate.
Metodologie espositive
Si \u00e8 cercato di conservare una metodologia espositiva quanto pi\u00f9 omogenea tra i diversi autori, con l\u2019ausilio di numerosi riferimenti alla propria esperienza personale.
Casistica esemplificativa<\/strong>
La casistica illustrata rappresenta l\u2019esemplificazione della propria esperienza professionale, che viene esposta in quanto passibile di sicuro miglioramento, ma proprio per questo viene proposta anche come spunto di fondamentale riflessione sulle decisioni intraprese e sulle scelte effettuate in corso d\u2019opera.
I casi descritti hanno lo scopo di passare in rassegna le diverse condizioni o complicazioni che ogni singolo caso pone; pur nella singolarit\u00e0 di ogni caso \u2013 paziente, si \u00e8 cercato di classificare le singole problematiche per le maggiori categorie che pi\u00f9 di frequente ci si pu\u00f2 trovare ad affrontare.<\/p>\n
E\u2019 opinione comune che la neurofisiologia dedicata al monitoraggio sia sostanzialmente diversa da quella che si imposta e si utilizza in laboratorio. In realt\u00e0 una approfondita conoscenza di tutti i principi e di tutte le metodiche che vengono utilizzate in laboratorio, \u00e8 indispensabile per potere utilizzare la neurofisiologia come strumento di controllo intraoperatorio. Ad eccezione di alcune metodologie che sono applicabili solamente durante un intervento spinale o sovratentoriale in anestesia generale, tutte le metodiche utilizzate in IOM sono sostanzialmente ripetizioni o riadattamenti di quanto eseguito in laboratorio. Se ne fornisce una sintetica rassegna.
Il tronco nervoso periferico<\/em>
La struttura anatomica pu\u00f2 essere controllata ai fini di garantire un approccio chirurgico quanto pi\u00f9 fisiologico possibile, senza danneggiare i contenuto di fibre del nervo; il controllo ideale dovrebbe estendersi alle fibre motorie, alle fibre sensitive e alle fibre del sistema termo dolorifico con le metodiche di conduzione motoria, sensitiva, risposte \u201cF\u201d, riflesso \u201cH\u201d e conduzione delle piccole fibre con stimolazione termica (laser).
Le radici spinali<\/em>
Le radici spinai sono controllabili attraverso le risposte di conduzione afferente ed efferente delle fibre, a seconda del livello radicolare interessato. Si utilizzano le risposte \u201cF\u201d, la registrazione prossimale sui cordoni posteriori indicanti l\u2019ingresso dell\u2019attivazione radicolare afferente in seguito a stimolazione di uno o pi\u00f9 tronchi nervosi derivanti dalla radice in interesse, oppure dalla superficie dermatomerica corrispondente. La stimolazione diretta della radice spinale consente di attivare risposte cmap dai segmenti muscolari innervati di competenza.
I plessi brachiale e lombosacrale<\/em>
Nella chirurgia dei plessi brachiale e lombosacrale la neurofisiologia offre diverse opportunit\u00e0. La stimolazione dei tronchi nervosi periferici permette di individuare le singole componenti del plesso brachiale o lombosacrale, registrando direttamente sui rami esposti del plesso. La stimolazione diretta dei fascicoli nervosi del plesso permette di individuarne l\u2019appartenenza e la continuit\u00e0 anatomica, registrando le risposte cmap dai muscoli bersaglio (conduzione motoria efferente) oppure le risposte corticali da afferenza sensitiva sempre stimolando gli stessi fascicoli che contengono fibre motorie e sensitive. Anche la stimolazione elettrica diretta delle aree motorie permette di far transitare la conduzione efferente attraverso il plesso, registrando le risposte cmap dai muscoli bersaglio.
Il midollo spinale<\/em>
La complessit\u00e0 delle vie di conduzione afferenti ed efferenti del midollo spinale pu\u00f2 essere controllata solo in parte dalle metodiche neurofisiologiche, ma nonostante queste limitazioni, il contributo fornito non \u00e8 assolutamente trascurabile. Infatti \u00e8 possibile trasferire completamente le metodologie di stimolazione afferente delle vie somoestesiche dagli arti inferiori e dagli arti superiori, senza alcuna restrizione. Analogamente si ottiene facilmente l\u2019attivazione della via motoria corticospinale e corticobulbare con stimolazione elettrica trans cranica.
La condizione operatoria (anestesia generale) ha invece consentito di sviluppare la metodica di registrazione della onda \u201cD\u201d, attraverso l\u2019applicazione nello spazio sub durale o epidurale, di un catetere spinale registrante in sede prossimale e distale rispetto alla sede della lesione. In tal caso si ha il vantaggio di non dovere registrare dal muscolo bersaglio e pertanto il paziente pu\u00f2 anche essere curarizzato e si evitano in tal modo gli artefatti da movimento muscolare che possono interferire con la stabilit\u00e0 del campo operatorio sotto l\u2019ingrandimento microscopico.
Il tronco cerebrale<\/em>
Numerose strutture fisiologicamente complesse racchiuse in un piccolo spazio anatomico, sono altamente suscettibili agli insulti di tipo meccanico (compressione \/ infiltrazione) e di tipo vascolare. La neurofisiologia ci consente di controllare la conduzione delle vie afferenti somoestesiche del lemnisco mediale, le vie afferenti uditive (lemnisco laterale), le vie efferenti attraverso il fascio corticospinale e corticobulbare e alcune risposte riflesse come il riflesso di ammiccamento che coinvolge le branche afferenti del V nervo cranico e le vie efferenti del VII nervo cranico. Le risposte riflesse prendono origine da una serie di connessioni multi sinaptiche tra i nuclei del VII e del V nervo cranico, omo e contro laterali. Tutte queste possibilit\u00e0 di esplorazione possono essere direttamente trasferite dal laboratorio alla sala operatoria, senza alcuna modifica, se non in senso positivo di rendere l\u2019informazione acquisita bilaterale e di utilizzare una stimolazione trans cranica elettrica anzich\u00e9 magnetica, in quanto il paziente \u00e8 in anestesia generale.
nervo cranico muscolo target<\/em>
III – oculomotore retto mediale dell\u2019occhio
IV – trocleare obliquo superiore
VI \u2013 abducente retto laterale dell\u2019occhio
V – trigemino massetere
VII – faciale orbicolare dell\u2019occhio, orbicolare della bocca, temporale
IX – glossofaringeo miloioideo, palato molle
X – vago corde vocali
XI \u2013 accessorio spinale trapezio, sternocleidomastoideo
XII \u2013 ipoglosso emilingua, palato molle
In aggiunta a quanto eseguibile anche in laboratorio, si dispone della possibilit\u00e0 di documentare la conduzione efferente dei nuclei dei nervi cranici rispettivamente collocati a livello del bulbo, del ponte e del mesencefalo. Nella tabella sono riassunti i nervi cranici ed i rispettivi muscoli bersaglio da cui \u00e8 possibile documentare una risposta di potenziale d\u2019azione composto prodotta dalla stimolazione delle fibre del nervo oppure dalla struttura cellulare componente il nucleo motore del nervo. Ponendo degli elettrodi registranti sul muscolo e stimolando il nervo corrispondente si ottengono risposte cmap che da un lato confermano la specifica competenza di innervazione del nervo stimolato e dall\u2019altro permettono di individuare, nel caso si disponga di un sistema di registrazione multicanale, lo specifico nervo nel caso di pi\u00f9 strutture ravvicinate come a livello pontino.
La fossa cranica posteriore<\/em>
Negli interventi in fossa cranica posteriore abbiamo a disposizione tutto l\u2019insieme di metodologie descritte nel caso del tronco cerebrale, cui dobbiamo aggiungere alcune considerazioni. Ad esempio non viene nemmeno presa in considerazione la possibilit\u00e0 di controllare alcune funzioni del cervelletto coinvolto da lesioni emisferiche o della porzione vermiana. Ma altrettanto importante sarebbe il controllo delle funzioni emisferiche cerebellari quando si verificano compressioni chirurgiche come l\u2019applicazione di spatola di appoggio per aprire una strada a livello dell\u2019angolo ponto cerebellare. Altrettanto importante sarebbe poter conoscere l\u2019eventuale rischio di insorgenza di atassie assiali o lateralizzate in seguito a danno ischemico cerebellare.
Le strutture sovratentoriali<\/em>
Negli interventi sulle strutture sovratentoriali il compito del monitoraggio intraoperatorio si arricchisce di un\u2019ampia area di competenze, in particolare quando l\u2019intervento viene condotto in anestesia locale a paziente sveglio e collaborante (awake craniotomy).<\/p>\n
Negli interventi in anestesia generale \u00e8 giocoforza che il controllo neurofisiologico sia centrato sul controllo delle vie di conduzione afferenti ed efferenti. La nostra esperienza tuttavia ci permette di raccomandare anche un controllo dell\u2019attivit\u00e0 elettrica spontanea (Eeg) sia con elettrodi posti sullo scalpo, si con elettrodi disposti sulla superficie corticale esposta e in sede sub durale. Si sottolinea che spesso \u00e8 importante il controllo non solo della via cortico spinale e cortico bulbare e della via afferente somoestesica, ma anche della afferenza visiva, in particolare quando le lesioni temporali si portano molto in profondit\u00e0 fino a raggiungere le radiazioni ottiche.
In particolare il monitoraggio intraoperatorio del sistema motorio, in questi ultimi anni ha ricevuto notevole impulso e innovazione con l\u2019introduzione della possibilit\u00e0 di registrare direttamente il segnale di conduzione della via motoria spinale (cordoni anterolaterali). Tale metodica \u00e8 piuttosto insensibile alle variazioni dell\u2019anestesia generale ed linearmente correlata all\u2019intensit\u00e0 di stimolazione applicata a livello corticale (Amassian VE, 2002), al contrario della risposta muscolare cmap che presenta fluttuazioni caratteristiche dell\u2019attivazione di una seconda stazione nucleare che \u00e8 il motoneurone spinale (ci\u00f2 comporta una relazione non lineare con lo stimolo elettrico applicato al motoneurone corticale).
L\u2019onda \u201cD\u201d, o diretta , ottenuta da una singola stimolazione elettrica corticale, \u00e8 il segnale di conduzione delle fibre del tratto cortico spinale, registrabile sulla superficie piale del midollo spinale. Tale componente \u00e8 condotto dalle fibre cortico spinali a rapida velocit\u00e0 di conduzione senza interposte sinapsi. In relazione alla tipologia e intensit\u00e0 di stimolazione, in coda all\u2019onda \u201cD\u201d si possono aggiungere componenti indirette (cosiddette onde \u201cI\u201d) che sono il risultato di un\u2019attivazione transinaprica di interneuroni che scaricano lungo la via cortico spinale. La forma d\u2019onda del segnale \u00e8 tipicamente trifasica (pos \u2013 neg \u2013 pos) se biene registrata in modalit\u00e0 monopolare (elettrodo attivo in prossimit\u00e0 delle fibre ed elettrodo di riferimento distante) oppure bifasica (neg – pos) se registrata in modalit\u00e0 bipolare (coppia di elettrodi entrambi applicati sulla superficie spinale delle fibre attive).
La morfologia dell\u2019onda \u201cD\u201d esprime l\u2019entit\u00e0 del sincronismo di conduzione delle fibre (contengono differenti velocit\u00e0 di conduzione e, pertanto, all\u2019aumentare della distanza di conduzione si accentua l\u2019entit\u00e0 della de sincronizzazione delle stesse; e viceversa, a parit\u00e0 di distanza di conduzione, la comparsa di una de sincronizzazione di segnale \u00e8 indicativa di insorgenza di blocco di conduzione fisiologica o patologica di sottopopolazioni di fibre ); fornisce un\u2019indicazione quantitativa del numero di fibre attive. (ulteriore approfondimento nel capitolo spinale)
La trasformazione del segnale dell\u2019onda \u201cD\u201d da trifasica a monofasica \u00e8 indicativa della comparsa di una lesione parziale delle fibre del fascio cortico spinale. Questo fatto consente di individuare la sede della lesione prodotta da una contusione traumatica o da una compressione tumorale delle fibre del midollo spinale utilizzando multipli elettrodi di registrazione subdurali o epidurali.<\/p>\n\n\nAwake monitoring in neurosurgery<\/h2>\n\n\n\n